Pizzo Badile (2435 m)

 
Il Pizzo Badile  

Il Pizzo Badile è una larga e caratteristica pala calcarea che domina, isolata e inconfondibile, tutta la media Valcamonica. La cima ha una forma e un aspetto del tutto anomali rispetto alle altre montagne del Gruppo dell'Adamello: dal Lago d'Iseo fino a Capo di Ponte appare come la pala di un badile che si fa man mano più acuminata, fino a mostrarsi come un appuntito scoglio roccioso nai pressi di Cedegolo. La montagna è formata da tre grandi creste a forma di spigolo nei tratti più alti, che delimitano altrettante pareti che prendono slancio da una larga fascia orizzontale (la "Fasa"), che cinge tutto il massiccio. La cresta NO scende alla "Finestra", e qui si ramifica nella lunga "Costa del Dam" in direzione Cimbergo, e in altre costolature meno marcate che formano valloni secondari. La cresta SE si abbassa esile e elegante fino ad allacciarsi alla cresta spartiacque, presso i Denti del Badile. La cresta SO si sdoppia in due poderosi e massicci speroni, dei quali, quello di destra separa l'alta Val di Cotro da Le Prigioni, mentre quello di sinistra corre fino alla Sella Nantì, a cavallo della Val Corto e dalla Val del Pratello. Le tre pareti, comprese fra le creste su menzionate, sono: la parete NE, che domina altissima, da uno oscuro e poderosi basamento boscoso, la Conca del Volano e che nella parte superiore sopra la "Fasa" si mostra a forma trapezoidale con il settore di destra inciso da un profondo canale che arriva fino in cresta, staccando l'Anticima Nord. La parte O, che guarda verso la Val Camonica e dalla "Fava" si alza verticale e compatta ed è quella di maggior interesse alpinistico. La parete S, che è divisa in due settori, di cui quello di destra piomba verticale sulla selvaggia Conca delle Prigioni, mentre quello di sinistra domina l'alta Val di Cotro. È importante notare come la caratteristica forma della montagna è data anche dal fatto che le tre creste principali non convergono nella vetta, ma formano un tratto pianeggiante di cresta sommitale, che viene indicato come il "Vertice". Geologicamente, la montagna è di grande interesse ed è costituita da una parte terminale calcarea, granulosa, bianchissima che può sembrare marmo bianco, che poggia su una cintura di tonalite scura, la "Fasa", a sua volta sostenuta dalla base granitica del massiccio.

 
Il Pizzo Badile  

Il toponimo è derivato dalla forma della montagna e risulta molto appropriato. Sulle carte il monte viene indicato come "Pizzo Badile", ma nella letteratura alpinistica è frequentemente citato anche come "Pizzo Badile Camuno", per meglio identificarlo e distinguerlo da altre montagne con lo stesso nome. Localmente il monte è indicato genericamente come "Pizzo", o anche "Costivazzo", a Ceto. La storia alpinistica del Pizzo Badile Camuno prende inizio dalle esplorazioni del professor Ragazzoni che già nel 1855, per le ricerche relative al suo "Profilo geognostico del Pendio Meridionale delle Alpi Lombarde", probabilmente si spinse sino alla "Fasa". Qui erano senz'altro arrivati, dalla Conca del Volano, pasto e cacciatori che non andarono oltre mandando loro ogni ulteriore motivazione. Il primo tentativo alla vetta fu quello del 18 maggio 1884, da parte di Francesco Ballardini e Paolo Prudenzini che tentarono di raggiungere la vetta del versante meridionale, per la Val di Cotro.
Una settimana dopo, il 25 maggio 1884, gli stessi si unirono al cacciatore Battista Beatrici e, dalla Sella Nantì, traversarono tutto il versante occidentale della montagna, valicando la cresta NO e raggiungendo NE della "Fasa", che seguirono per circa 30 minuti fino al luogo dove il Beatrici era già giunto altre volte, inseguendo i camosci. Qui il Prudenzini si fermò, mentre Bellardini e Beatrici s'inerpicarono fino alla vetta, dove eressero il tradizionale ometto in segno di conquista. Riunitisi sulla "Fasa", i tre scesero verso il Volano e raggiunsero l'abitato di Cimbergo (RM1885, 24; 1891, 185-188).
Di eccezionale interesse è il panorama che la vetta, isolata e a sbalzo sulla Val Camonica, offre ai visitatori. Panorama che si estende dal lontano azzurro del Lago d'Iseo alla vetta del Monte Adamello, dal Gruppo del Monte Camino e della più vicina Concarena fino alla bastionata del Tredenus, panorama reso ancor più suggestivo dal senso di aereo isolamento caratteristico di questa vetta. Alpinisticamente la montagna, seppure accessibile da numerosi itinerari, non è molto frequentata, sia per la cattiva fama relativa alla qualità della roccia, sia per la brevità degli itinerari di arrampicata, preceduti da lunghi e faticosi avvicinamenti. La cima viene raggiunta per lo più da comitive che seguono la vecchia via comune o la via dei primi salitori, in gran parte attrezzata.

 
Il Pizzo Badile  
 
  Il Pizzo Badile

Dal versante Nord - Est, per la "vecchia via comune".
La prima salita dalla "Fasa" alla vetta fu di C. Gaudenzi, il 15 agosto 1889 (RM 1891, 183-188). Era questo l'itinerario più comunemente seguito per raggiungere la vetta, fino a quando non venne in parte attrezzata la "via dei primi salitori". I tratti di I e II della "Fasa" alla vetta hanno passaggi esposti e qualche pericolo di caduta di pietre. Dalle Baite del Volano 1391 m (v. it. 74a) si segue l'it. 92a fin nei pressi dello spiazzo chiamato localmente "Gratasciop" (ore 0.45). Seguendo le segnalazioni sul terreno, si prende il sentiero che sale verso destra nel bosco di ontani e, dopo aver superato alcune radure, si raggiungono alcune placche di roccia alla base del contrafforte della "Costa del Dam", all'inizio del "Sentiero del Bosco". Si superano le placche servendosi di comode tacche e si riprende il sentiero che sale ripido a zig zag e che poi volge a sinistra in piano a valicare una costola rocciosa e riprendere la salita in un piccolo vallone, in direzione delle rocce biancastre della Costa del Dam. Piegando a sinistra, si segue il dorso delal costa, poi ci si sposta sul suo fianco destro per raggiungere una scarpata erbosa che precede una selletta formata da un torrione roccioso. Si passa la sella e si continua verso sinistra, traversando il Prato dei Fiori fino ad arrivare sotto la parete NO dell'anticima. Ancora un tratto in salita sempre verso sinistra e si perviene alla "Finestra della Fasa" 2225, che offre un magnifico colpo d'occhio su tutta la Conca di Tredenus, sul Pian di Neve con le sue cime, Monte Adamello compreso, e su un lunghissimo tratto della sottostante Val Camonica. (Qui era creato una specie di ricovero con alcune lastre di laminato plastico, ormai inutilizzabile). Dalla Finestra si prosegue per brevissimo tratto sulla caratteristica "Fasa nord - orientale" e prima di raggiungere l'inizio del canale che divide la cima dall'Anticima, si raggiunge il punto di attacco del tratto finale dell'ascensione (ore 2; ore 2.45). Si sale per un piccolo vallone di rocce erbose verso una specie di corridoio posto di traverso fra la parete dell'Anticima Nord e uno spuntone. Dal corridoio conviene salire direttamente fino a raggiungere dei massi caratteristici che si notano su una nervatura obliqua della parete. Piegando poi verso destra, si raggiunge con minore pendenza la cresta dell'Anticima, si supera lo sbocco del canale che separa le due sommità, e, sempre per la cresta, si raggiunge la croce della vetta (ore 1,15; ore 4).